Secondo il settimanale economico britannico negli ultimi mesi Mario Monti e i suoi ministri sembrano «dare più ascolto ai partiti e, implicitamente, agli interessi costituiti che si nascondono dietro di loro».
Il settimanale britannico ha ricordato al governo dei tecnici e a Monti in particolare che è stato insediato per varare le misure da cui i politici rifuggivano. Finora secondo l'Economist, ci sono stati scarsi segnali che i grandi partiti siamo pronti a rovesciare il governo e "assumersi la responsabilità di buttare l'Italia in un nuovo vortice". Eppure, negli ultimi mesi Mario Monti e i suoi ministri sembrano "dare più ascolto ai partiti e, implicitamente, agli interessi costituiti che si nascondono dietro di loro".
Ma il giornale non ha perso le speranze: la decisione di usare il voto di fiducia per fare avanzare in Parlamento riforme del lavoro "già diluite" potrebbe essere un segnale che il governo è pronto a mostrare maggiore fermezza. "Ne ha bisogno".
Il governo Monti deve mostrare più coraggio sulle riforme"preoccupanti segni di arretramento" nella travagliata economia italiana, "la più lenta d'Europa".
Bruxelles potrebbe avere "sottovalutato l''impatto psicologico sulla spesa per consumi degli sforzi del governo di sradicare l'evasione fiscale, dice all'Economist Elena Carletti, docente di economia all'Istituto universitario europeo di Firenze, facendo notare che questo governo ha fatto molto più dei precedenti, anche se ha ancora tanto da fare. Bruxelles è particolarmente preoccupata per l'efficacia e l'efficienza della spesa pubblica, sottolinea l'Economist. A condividere questa preoccupazione c'è Giorgio Squinzi, nuovo presidente di Confindustria. Squinzi ha detto di non riuscire a capire perché lo Stato non possa risparmiare e tagliare come fanno le imprese e le famiglie. "Una ragione è che i tagli aggravano la recessione", osserva il settimanale britannico. "Un'altra è che i sindacati sono particolarmente forti nel settore pubblico". Il sindacato più grande (la Cgil, ndr) e, secondo l'Economist, "più intrattabile".
sabato 2 giugno 2012
venerdì 1 giugno 2012
Aprile 2012: emergenza per l'occupazione giovanile
Ultima fotografia dell'ISTAT sulla disoccupazione. Il tasso di disoccupazione ad aprile è al 10,2%, in rialzo di 0,1 punti percentuali su marzo e di 2,2 punti su base annua.
Il tasso di disoccupazione viaggia sopra il 10% ormai da due mesi, marzo (10,1%) e aprile (10,2%).
E' quanto rileva l'ISTAT (dati provvisorie e destagionalizzati). E' stata così superata la soglia psicologica del 10% e guardando ai dati grezzi di aprile il tasso di disoccupazione è addirittura superiore, pari all'11,1%. I tecnici dell'Istat parlano di una fotografia "preoccupante".
Per la Camusso, senza lotta alla recessione sarà' sempre più difficile. "E' la conseguenza di un Paese che é in recessione e di scelte politiche che non fanno nulla per contrastare gli effetti recessivi sul Paese". Così Susanna Camusso, segretario generale della Cgil ha commentato i dati sulla disoccupazione dell'Istat, a margine del festival dell'economia di Trento. "Non ci si può limitare a delle politiche di rigore che continuano ad alimentare la recessione. Bisogna cominciare a creare lavoro, sennò i dati saranno, mese dopo mese, sempre peggio", ha aggiunto.
I dati Istat "relativi al mese di aprile sono in ulteriore pesante peggioramento rispetto alla già grave situazione precedente". E' quanto ha sostenuto in una nota il segretario generale aggiunto della Cisl Giorgio Santini, commentando i dati ISTAT su occupati e disoccupati. "Tutti gli indicatori sono negativi", sottolinea Santini, a a partire da "un aumento della disoccupazione ormai stabilmente al di sopra del 10%". Per il sindacalista "la disoccupazione giovanile resta il problema più acuto, stabilmente al di sopra del 35%, con un aumento di quasi 8 punti su base annua". Ecco che, aggiunge, "si profila con contorni sempre più netti in tutto il Paese una vera e propria emergenza che in alcune aree del Sud è ormai a livelli di dramma socialmente insostenibile". Secondo Santini "non ci può rassegnare al declino che rischia di essere sempre più rapido se il Governo non metterà in campo politiche mirate ed efficaci per la crescita e per il lavoro".
Vediamo alcuni dei dati ISTAT in modo più analitico.
Per i disoccupati +1,5% su marzo Il numero dei disoccupati ad aprile è di 2 milioni 615 mila. Il rialzo è dell'1,5% su marzo (+38 mila unità). Su base annua l'aumento è del 31,1%, ovvero 621 mila unità.
Tra i 15-24enni, rileva l'Istat, le persone in cerca di lavoro sono 611mila. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni (l'incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca) è pari al 35,2%, in diminuzione di 0,8 punti percentuali rispetto a marzo ma in aumento di 7,9 punti su base annua.
Gli inattivi tra 15 e 64 anni diminuiscono dello 0,1% rispetto al mese precedente. In confronto a marzo, il tasso di inattività risulta invariato e si mantiene al 36,6 per cento.
Donne occupate: +1,2% nei 12 mesi. Ad aprile (dati provvisori) l'occupazione maschile segna una variazione negativa sia in termini congiunturali (-0,2%) sia su base annua (-0,6%). L'occupazione femminile resta sostanzialmente invariata rispetto al mese precedente mentre aumenta dell'1,2% nei dodici mesi.
Diminuiscono gli occupati a tempo pieno Nel trimestre gli occupati a tempo pieno, rileva l'Istat, accentuano la dinamica riduttiva (-2,1%, pari a -415.000 unità). La caduta tendenziale, settorialmente diffusa, riguarda sia l'occupazione dipendente a carattere permanente sia quella autonoma a tempo pieno.
Gli occupati a tempo parziale continuano a crescere, e in misura eccezionalmente forte (+9,6%, pari a 334.000 unità), ma si tratta quasi esclusivamente di tempo parzale involontario.
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giovedì 31 maggio 2012
Ddl lavoro 2012 primo passo per la riforma del lavoro
Via libera dell'Aula del Senato alla riforma del mercato del lavoro la legge Monti-Fornero. La riforma del mercato del lavoro cambia l'articolo 18. Con il via libera al primo dei quattro maxiemendamenti alla riforma del lavoro sui quali il governo ha chiesto la fiducia cambiano le regole sui licenziamenti. Ecco come.
Resta sempre nullo il licenziamento discriminatorio intimato, per esempio, per ragioni di credo politico, fede religiosa o attività sindacale.
Sul licenziamento per motivi economici, poi, in caso di annullamento da parte del giudice, ci sarà più la reintegra del lavoratore solo in alcuni casi. Diversamente gli spetterà un'indennità risarcitoria onnicomprensiva che andrà da un minimo di 12 a un massimo di 24 mensilità.
Nei casi dei licenziamenti disciplinari (giusta causa o giustificato motivo soggettivo) ci sarà minor discrezionalità del giudice nella scelta del reintegro, che sarà deciso solo sulla base dei casi previsti dai contratti collettivi e non più anche dalla legge.
Della riforma, «il nostro Paese ha molto bisogno per riprendere un percorso di crescita», è stato l'appello del ministro del Lavoro Elsa Fornero «Per questi motivi e non perchè lo chiedono i mercati finanziari, l'approvazione è un atto di estrema importanza», ha detto. L'obiettivo «ultimo» non è solo favorire l'occupazione «in particolare dei giovani e delle donne e ridurre stabilmente il tasso di disoccupazione strutturale» ma anche di rendere «più produttivo il lavoro». La riforma tende ad un mercato «inclusivo e dinamico» e «insieme al risanamento finanziario pubblico è la precondizione per lo sviluppo economico».
Per il Ddl di riforma del mercato del lavoro "auspichiamo tempi brevi anche alla Camera". Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, risponde ai giornalisti che gli chiedono se il ddl, approvato al Senato, sarà 'blindato' alla Camera e quindi privato della possibilità di essere modificato. Occorrono "tempi brevi in modo da metterci subito al lavoro per rendere applicabile la riforma" che è "tassello importante di un disegno più ampio". E contiene "un art.18 europeo", che "non cancella le garanzie",rassicura Fornero
La riforma del mercato del lavoro "non interviene sufficientemente nel contrasto alla precarietà e le soluzioni sugli ammortizzatori contrastano con la crisi". Questo il parere del segretario Cgil, Camusso. "Proveremo a modificare il provvedimento alla Camera",ha aggiunto. Cisl e Uil insistono sulla misura introdotta dal governo che elimina gli sgravi sui premi di produttività. "Viene tagliato l'unico stimolo per produrre. Un'insensatezza", ha detto Bonanni. "Una vergogna,così di lavoro ce ne sarà sempre meno e sarà sempre più costoso", ha replicato Angeletti. Infine, il segretario Ugl Centrella: "Il nuovo art. 18 indebolisce i lavoratori".
Ecco le misure più importanti.
Addio reintegro automatico in caso di licenziamento per motivi economici. Prevista in alcuni casi un'indennità risarcitoria. La procedura di conciliazione, obbligatoria in questo primo caso, non potrà più essere bloccata da una malattia "fittizia" del lavoratore. Uniche eccezioni saranno maternità o infortuni sul lavoro. Resta sempre nullo invece il licenziamento discriminatorio intimato, per esempio, per ragioni di credo politico, fede religiosa o attività sindacale. Nei casi dei licenziamenti disciplinari (giusta causa o giustificato motivo soggettivo) ci sarà minor discrezionalità del giudice nella scelta del reintegro, che sarà deciso solo sulla base dei casi previsti dai contratti collettivi e non più anche dalla legge.
La durata del primo contratto a termine, che può essere stipulato senza che siano specificati i requisiti per i quali viene richiesto (la causale), sarà di un anno. Le pause obbligatorie fra uno e l'altro salgono dagli attuali 10 giorni per un contratto di meno di 6 mesi a 20 giorni e a 30 per uno di durata superiore. Il Parlamento ha reso più dolcelcequanto previsto dal governo. –
Per i contratto di Apprendistato, arrivano norme più stringenti, anche se il Senato ha allentato un po' i vincoli previsti dal ministro Fornero. Sarà infatti sempre possibile assumere un nuovo apprendista, ma i contratti in media dovranno durare almeno 6 mesi e cambia il rapporto con le maestranze qualificate.
Co.co.pro, da salario base a una tantum. Definizione più stringente del progetto con la limitazione a mansioni non meramente esecutive o ripetitive e aumento dell'aliquota contributiva di un punto l'anno fino a raggiungere nel 2018 il 33% previsto per il lavoro dipendente. Lo stipendio minimo dei co.co.co dovrà poi fare riferimento ai contratti nazionali di lavoro. Si rafforza l'attuale una tantum per i parasubordinati. Ad esempio, chi ha lavorato 6 mesi potrà avere oltre 6mila euro.
Lavoro con Partita IVA. La durata di collaborazione non deve superare otto mesi (6 nel ddl originario); il corrispettivo pagato non deve essere superiore dell'80% di quello di dipendenti e co.co.co (75% nel ddl); il lavoratore non deve avere una postazione "fissa" in azienda: non si può avere una scrivania insomma ma il telefono sì. Le partite Iva che hanno un reddito annuo lordo di almeno 18mila euro sono considerate vere.
ASPI. La nuova assicurazione sociale per l'impiego parte nel 2013 e sostituirà a regime, nel 2017, l'indennità di mobilità e le varie indennità di disoccupazione. Ne potranno usufruire oltre i lavoratori dipendenti anche gli apprendisti e gli artisti. La contribuzione è estesa a tutti i lavoratori che rientrino nell'ambito di applicazione dell'indennità. L'aliquota sarà gravata di un ulteriore 1,4% per i lavoratori a termine. Sarà possibile trasformare l'indennità Aspi in liquidazione per poter così avere un capitale e avviare un'impresa. Il lavoratore che però rifiuta un impiego con una retribuzione superiore almeno del 20% rispetto all'indennità che percepisce perde il sussidio.
Job on call , basta un sms. Per attivare il lavoro a chiamata basta un sms alla Direzione provinciale del lavoro. In caso di mancato avviso l'azienda rischia da 400 a 2400 euro di multa. Il job on call sarà libero per under 25 e over 55.
Resta sempre nullo il licenziamento discriminatorio intimato, per esempio, per ragioni di credo politico, fede religiosa o attività sindacale.
Sul licenziamento per motivi economici, poi, in caso di annullamento da parte del giudice, ci sarà più la reintegra del lavoratore solo in alcuni casi. Diversamente gli spetterà un'indennità risarcitoria onnicomprensiva che andrà da un minimo di 12 a un massimo di 24 mensilità.
Nei casi dei licenziamenti disciplinari (giusta causa o giustificato motivo soggettivo) ci sarà minor discrezionalità del giudice nella scelta del reintegro, che sarà deciso solo sulla base dei casi previsti dai contratti collettivi e non più anche dalla legge.
Della riforma, «il nostro Paese ha molto bisogno per riprendere un percorso di crescita», è stato l'appello del ministro del Lavoro Elsa Fornero «Per questi motivi e non perchè lo chiedono i mercati finanziari, l'approvazione è un atto di estrema importanza», ha detto. L'obiettivo «ultimo» non è solo favorire l'occupazione «in particolare dei giovani e delle donne e ridurre stabilmente il tasso di disoccupazione strutturale» ma anche di rendere «più produttivo il lavoro». La riforma tende ad un mercato «inclusivo e dinamico» e «insieme al risanamento finanziario pubblico è la precondizione per lo sviluppo economico».
Per il Ddl di riforma del mercato del lavoro "auspichiamo tempi brevi anche alla Camera". Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, risponde ai giornalisti che gli chiedono se il ddl, approvato al Senato, sarà 'blindato' alla Camera e quindi privato della possibilità di essere modificato. Occorrono "tempi brevi in modo da metterci subito al lavoro per rendere applicabile la riforma" che è "tassello importante di un disegno più ampio". E contiene "un art.18 europeo", che "non cancella le garanzie",rassicura Fornero
La riforma del mercato del lavoro "non interviene sufficientemente nel contrasto alla precarietà e le soluzioni sugli ammortizzatori contrastano con la crisi". Questo il parere del segretario Cgil, Camusso. "Proveremo a modificare il provvedimento alla Camera",ha aggiunto. Cisl e Uil insistono sulla misura introdotta dal governo che elimina gli sgravi sui premi di produttività. "Viene tagliato l'unico stimolo per produrre. Un'insensatezza", ha detto Bonanni. "Una vergogna,così di lavoro ce ne sarà sempre meno e sarà sempre più costoso", ha replicato Angeletti. Infine, il segretario Ugl Centrella: "Il nuovo art. 18 indebolisce i lavoratori".
Ecco le misure più importanti.
Addio reintegro automatico in caso di licenziamento per motivi economici. Prevista in alcuni casi un'indennità risarcitoria. La procedura di conciliazione, obbligatoria in questo primo caso, non potrà più essere bloccata da una malattia "fittizia" del lavoratore. Uniche eccezioni saranno maternità o infortuni sul lavoro. Resta sempre nullo invece il licenziamento discriminatorio intimato, per esempio, per ragioni di credo politico, fede religiosa o attività sindacale. Nei casi dei licenziamenti disciplinari (giusta causa o giustificato motivo soggettivo) ci sarà minor discrezionalità del giudice nella scelta del reintegro, che sarà deciso solo sulla base dei casi previsti dai contratti collettivi e non più anche dalla legge.
La durata del primo contratto a termine, che può essere stipulato senza che siano specificati i requisiti per i quali viene richiesto (la causale), sarà di un anno. Le pause obbligatorie fra uno e l'altro salgono dagli attuali 10 giorni per un contratto di meno di 6 mesi a 20 giorni e a 30 per uno di durata superiore. Il Parlamento ha reso più dolcelcequanto previsto dal governo. –
Per i contratto di Apprendistato, arrivano norme più stringenti, anche se il Senato ha allentato un po' i vincoli previsti dal ministro Fornero. Sarà infatti sempre possibile assumere un nuovo apprendista, ma i contratti in media dovranno durare almeno 6 mesi e cambia il rapporto con le maestranze qualificate.
Co.co.pro, da salario base a una tantum. Definizione più stringente del progetto con la limitazione a mansioni non meramente esecutive o ripetitive e aumento dell'aliquota contributiva di un punto l'anno fino a raggiungere nel 2018 il 33% previsto per il lavoro dipendente. Lo stipendio minimo dei co.co.co dovrà poi fare riferimento ai contratti nazionali di lavoro. Si rafforza l'attuale una tantum per i parasubordinati. Ad esempio, chi ha lavorato 6 mesi potrà avere oltre 6mila euro.
Lavoro con Partita IVA. La durata di collaborazione non deve superare otto mesi (6 nel ddl originario); il corrispettivo pagato non deve essere superiore dell'80% di quello di dipendenti e co.co.co (75% nel ddl); il lavoratore non deve avere una postazione "fissa" in azienda: non si può avere una scrivania insomma ma il telefono sì. Le partite Iva che hanno un reddito annuo lordo di almeno 18mila euro sono considerate vere.
ASPI. La nuova assicurazione sociale per l'impiego parte nel 2013 e sostituirà a regime, nel 2017, l'indennità di mobilità e le varie indennità di disoccupazione. Ne potranno usufruire oltre i lavoratori dipendenti anche gli apprendisti e gli artisti. La contribuzione è estesa a tutti i lavoratori che rientrino nell'ambito di applicazione dell'indennità. L'aliquota sarà gravata di un ulteriore 1,4% per i lavoratori a termine. Sarà possibile trasformare l'indennità Aspi in liquidazione per poter così avere un capitale e avviare un'impresa. Il lavoratore che però rifiuta un impiego con una retribuzione superiore almeno del 20% rispetto all'indennità che percepisce perde il sussidio.
Job on call , basta un sms. Per attivare il lavoro a chiamata basta un sms alla Direzione provinciale del lavoro. In caso di mancato avviso l'azienda rischia da 400 a 2400 euro di multa. Il job on call sarà libero per under 25 e over 55.
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