lunedì 9 luglio 2012

Offerte di lavoro: Facebook sfida LinkedIn


Chi pensa che per trovare lavoro basti essere presente sui social network professionali dedicati alle risorse umane oggi sbaglia di grosso. Per trovare nuovi talenti e interagire con loro i recruiters si aprono a tutto il panorama dei social media.

Lo ha dimostrato uno studio di Potentialpark che ha coinvolto più di 30.000 studenti e laureati di tutto il mondo e più di 500 aziende negli Stati Uniti, Europa e Asia.
Il 48% degli intervistati europei dichiara di preferire il collegamento con i recruiter tramite LinkedIn, contro il 25% che lo preferisce su Facebook. Le riserve risiedono nel fatto che Facebook non è ritenuto il luogo giusto per interagire con i datori di lavoro, soprattutto per la condivisione di informazioni della sfera privata.

Nell'era dei social network, la ricerca di lavoro è sempre di più un fatto di conoscenze informatiche - digitali. Ecco allora che un ruolo fondamentale lo giocano i nuovi social media e uno in particolare: LinkedIn. Che siate in cerca del primo impiego o piuttosto vogliate affrontare nuove sfide professionali, è bene scoprire come trovare offerte di lavoro su LinkedIn .

Per avere indicazioni di come utilizzare LinkedIn si consiglia visitare la pagine di lavoro.excite.
Secondo insistenti voci, Facebook starebbe sviluppando una propria piattaforma di annunci di lavoro da integrare all’interno del suo social network, ed il cui lancio sarebbe programmato per la fine dell’estate, presumibile ottobre 2012. Questo nuovo servizio, che dovrebbe garantire agli utenti la possibilità di ricercare impiego tra le numerose offerte di lavoro inserite da aziende ed agenzie specializzate, rappresenta il primo passo di Facebook nel mondo della selezione del personale online.

Ma potrebbe essere anche una minaccia ai preesistenti siti di professionali, come LinkedIn.

Sembrerebbe che al progetto iniziale almeno tre aziende, specializzate nella pubblicazione online di offerte di lavoro, affiancheranno Facebook e saranno coinvolte nella nuova piattaforma: BranchOut, Jobvite e Work4 Labs.

Sembra che nei primi mesi di vita della nuova piattaforma, Facebook non ha intenzione di ottenere profitti da questo servizio, ma non è ancora certo se è previsto di monetizzarlo nel futuro o continuare ad offrirlo in forma gratuita.

venerdì 6 luglio 2012

Lavoro: rapporto Censis sul mondo delle cooperative


Cooperazione, un arcipelago di quasi 80 mila imprese. Danno lavoro a oltre un milione di persone.

E' questa la fotografia scattata dal Censis nel primo Rapporto sulla cooperazione italiana presentato nel corso della giornata celebrativa dell'Anno Internazionale ONU delle Cooperative. Le cooperative si legge nel dossier, contribuiscono al 7,4% dell'occupazione creata dal sistema delle imprese in Italia. I settori in cui la cooperazione fornisce il suo apporto più importante sono il terziario sociale (dove il 23,7% dei lavoratori è occupato in cooperative) e in particolare il settore sanità e assistenza sociale (49,7%), il settore dei trasporti e della logistica (24% di occupati) e i servizi di supporto alle imprese (19,3%).

Con più di 12 milioni di soci, 1 milione e 300 mila addetti, il mondo delle imprese aderenti all'Alleanza produce un fatturato globale di circa 140 miliardi di euro. La cooperazione ha conosciuto un lento ma graduale sviluppo nel corso degli ultimi 40 anni, proseguito anche nell'ultimo decennio.

Un insieme di circa 80 mila tra piccole, medie e grandi imprese, che danno lavoro a 1,3 milioni di persone. Si presenta così la cooperazione in Italia, una presenza "chiave" in molti settori strategici dell'economia, dal sociale alla sanità, dai trasporti alla logistica, dall'agroalimentare alla grande distribuzione, che inverte anche il 'tradizionale' rapporto Nord-Sud risultando più capillare nel mezzogiorno rispetto al Centro nord per il rilevante ruolo che svolge in agricoltura e, in parte, nel settore edile: a fronte di una media Italia di 12,3 cooperative ogni 10 mila abitanti, al Sud il dato sale al 16,3, contro il 10,5 del Nord Ovest, il 9,9 del Nord Est e il 9,6 del Centro.

Le cooperative presentano dimensioni molto più consolidate delle imprese tradizionali, considerato che nel 2011, a fronte di una media di 3,5 addetti per impresa, le cooperative ne contavano 17,3. La cooperazione inoltre, dice ancora il Censis, è stato capace di reagire positivamente" alla difficile crisi economica "difendendo l'occupazione e cercando, dove possibile, nuovi spazi di mercato".
Per il 2012 "le prospettive per le cooperative non sembrano destinate a migliorare più di tanto: la maggioranza (il 51,2%) si aspetta una situazione di ristagno mentre il 4% prevede addirittura la crisi per la propria cooperativa".

La cooperazione, si legge nel rapporto Censis, risulta diffusa in tutto il Paese, con una presenza molto più capillare al Sud rispetto al Centro Nord, grazie al rilevante ruolo che questa svolge in ambito agricolo e, in parte, edile: a fronte di una media Italia di 12,3 cooperative ogni 10 mila abitanti, al Sud il dato sale al 16,3, contro il 10,5 del Nord Ovest, il 9,9 del Nord Est e il 9,6 del Centro. Tuttavia guardando all'impatto occupazionale che la cooperazione ha sul territorio, la situazione appare ribaltata con un ruolo più rilevante del Nord Est, dove contribuisce per il 9,4% all'occupazione generata dal sistema imprese (al sud la percentuale è del 7,6%, al Centro del 6,8% e al Nord Ovest del 6,2%).

A trainare l'aumento dell'occupazione è stato il settore della cooperazione sociale, che ha registrato tra 2007 e 2011 un vero e proprio incremento, con una crescita del numero dei lavoratori del 17,3%,facendo lievitare il numero degli occupati tra soci e non soci da 1 milione 279 mila agli attuali 1 milione 382 mila in decisa controtendenza con il quadro nazionale.
Per questo, conclude il rapporto, la cooperazione è "un modello innovativo per uscire dalla crisi". La dimostrazione non è solo nella capacità sul fronte occupazionale ma nella filosofia e nella logica di fare impresa diversa da quella tradizionale. La cooperazione ha mostrato negli anni della crisi una straordinaria capacità di tenuta, continuando a costituire un bacino prezioso e di nuove opportunità di lavoro.

giovedì 5 luglio 2012

Riforma del lavoro: pubblicato il testo in Gazzetta Ufficiale


È legge la riforma del lavoro. Il testo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale  dopo l’approvazione con fiducia ed entra in vigore mercoledì 18 luglio 2012.

L’obiettivo è, da un lato, favorire l’instaurazione di rapporti di lavoro più stabili con contratto a tempo indeterminato come “contratto dominante” e, dall’altro, contrastare l’uso improprio e strumentale degli elementi di flessibilità progressivamente introdotti nell’ordinamento con riferimento alle diverse tipologie contrattuali. In particolare si punta sulla formazione, con un’attenzione particolare all’apprendistato che diviene il mezzo per rafforzare le possibilità di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

Come si legge nel comunicato del Ministero del Lavoro, la legge cerca di raggiungere una distribuzione più equa delle tutele attraverso il contenimento dei margini di flessibilità progressivamente introdotti negli ultimi vent’anni e l’adeguamento all’attuale contesto economico della disciplina del licenziamento individuale. Allo stesso modo, la norma mira a un uso più coerente degli ammortizzatori sociali e all’instaurazione di rapporti di lavoro più stabili, tanto che il tempo indeterminato diventa la formula contrattuale prevalente e sono previste premialità per la stabilizzazione dei contratti di apprendistato e a termine.

In base alla legge approvata, gli obiettivi saranno attuati attraverso varie aree di intervento, rappresentate da razionalizzazione degli istituti contrattuali, tutele dei lavoratori in caso di licenziamento illegittimo, collegamento con altri aspetti che gravitano intorno al mercato del lavoro, come sostegno del reddito, formazione, riqualificazione professionale e incentivi alle assunzioni, equità di genere.

I diversi istituti contrattuali e processuali interessati dalla riforma del lavoro cambieranno volto in momenti diversi, che spesso non coincideranno con i tradizionali quindici giorni successivi alla pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale».

La previsione di decorrenze differenti è dettata dalla volontà del legislatore di dare al mercato del lavoro il tempo necessario ad adeguarsi ai cambiamenti legislativi presenti nella legge. Questo problema può presentarsi per quelle norme che avranno un impatto molto forte su prassi gestionali consolidate (per esempio le regole sul lavoro a progetto) o, comunque, per quelle regole che presentano dei profili di rilevante complessità.

Rientra in questa ultima categoria la riforma dei termini di impugnazione del contratto a tempo determinato. Che in relazione a questo istituto, la nuova legge prevede l'allungamento del termine per impugnare il rapporto: il limite, introdotto dalla legge 183/2010, passa da 60 a 120 giorni per le impugnazioni stragiudiziali e si riduce da 270 a 180 giorni per la proposizione della causa. Queste nuove scadenze saranno applicabili solo per i rapporti a termine che andranno a scadenza dal 1° gennaio del 2013: prima di allora resteranno validi i termini di impugnazione oggi vigenti nel collegato lavoro.

Diverso è il destino della riforma del lavoro che, in misura analoga a quanto appena descritto, ha interessato i termini di impugnazione dei licenziamenti: per questa ipotesi, la legge non concede dilazioni, ma prevede l'immediata entrata in vigore delle nuove decorrenze di 120 e 180 giorni.

Partenza differita per le norme che sanciscono l'abrogazione del contratto di inserimento. E solo dopo tale scadenza, i contratti di inserimento non potranno più essere stipulati e mantenuti in vita.

Per quanto riguarda il contratto di apprendistato,vige un regime transitorio rispetto alla norma che subordina la possibilità di assumere nuovi apprendisti al mantenimento in servizio di almeno il 50 per cento dei lavoratori assunti in precedenza con tale contratto. La nuova regola è immediatamente applicabile, ma la soglia del 50 per cento dovrà essere rispettata solo dopo che saranno passati 36 mesi dalla data di entrata in vigore della riforma. Sino al compimento di tale periodo, dovrà essere rispettata una soglia più bassa pari al 30 per cento. Questa misura dovrebbe consentire alle imprese di adattarsi in maniera graduale al nuovo e impegnativo meccanismo.

Anche le partite Iva sono interessati da un'entrata in vigore differita. Per i contratti in corso, la nuova normativa si applica dopo 12 mesi dalla data di entrata in vigore della riforma; solo per i nuovi contratti (così come previsto anche per il lavoro a progetto) il cambio di disciplina è immediato.
Mentre risulta già applicabile il nuovo rito accelerato per le cause che hanno a oggetto i licenziamenti.
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