sabato 7 aprile 2012

Pagamento contributi lavoratori domestici 2012

I lavoratori domestici sono  coloro che prestano un’attività lavorativa continuativa per le necessità della vita familiare del datore di lavoro come ad esempio colf, assistenti familiari o baby sitter, governanti, camerieri, cuochi. Rientrano in questa categoria anche i lavoratori che prestano tali attività presso comunità religiose (conventi, seminari), presso caserme e comandi militari, nonché presso le comunità senza fini di lucro, come orfanotrofi e ricoveri per anziani, il cui fine è prevalentemente assistenziale.

A partire dal 1° aprile 2011 i contributi potranno essere versati esclusivamente con le seguenti modalità: utilizzando il bollettino MAV, e rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche”, dichiarando soltanto il codice fiscale del datore di lavoro e il codice del rapporto di lavoro. Entro martedì 10 aprile 2012 il datore di lavoro domestico è chiamato a pagare i contributi Cassacolf, utilizzando le stesse modalità (Mav, circuito "Reti amiche", contact center, Inps online) valide per il versamento dei contributi obbligatori Inps, indicando il codice F2 (l'importo è pari a 0,03 euro per ogni ora per la quale si versano i contributi Inps).

Per calcolare i contributi in relazione alla retribuzione pattuita, l’INPS mette a disposizione di datori di lavoro e lavoratori un software di simulazione.
I contributi si pagano ogni trimestre alle seguenti scadenze:
dal 1° al 10 aprile versamento per il 1° trimestre;
dal 1° al 10 luglio versamento per il 2° trimestre;
dal 1° al 10 ottobre versamento per il 3° trimestre;
dal 1° al 10 gennaio versamento per il 4° trimestre.

Quindi il primo appuntamento con i versamenti all'Inps dell'anno 2012 per i datori di lavoro domestico: entro martedì 10 aprile, si deve provvedere al pagamento dei contributi previdenziali relativi al trimestre gennaio-marzo 2012 per il proprio collaboratore (colf, badante, baby sitter). Le aliquote contributive che sono annualmente aggiornate dall'Inps sulla base dell'indice Istat - hanno registrato un incremento superiore rispetto a quello dello scorso anno dato che l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 2,7% nel periodo gennaio-dicembre 2011 (contro l'1,6% del 2010).
Per calcolare i contributi in relazione alla retribuzione pattuita, l’INPS ha messo a disposizione di datori di lavoro e lavoratori un software di simulazione. Pertanto nel definire gli importi corretti da versare bisognerà attenersi ai nuovi parametri e moltiplicarli per tutte le ore retribuite entro l'ultimo sabato del trimestre solare. Tra l'altro per il periodo gennaio-marzo 2012 il trimestre solare coincide con il trimestre contributivo Inps che per convenzione si considera composto da tutte le settimane il cui il sabato sia presente nell'arco temporale di riferimento. Per esempio per una baby sitter con livello Bs e con orario settimanale di 40 ore, il contributo Inps trimestrale ammonterà a 530,4 euro , mentre nel 2011 erano 514,80; invece per una colf a ore con livello B e con orario settimanale di 6 ore e retribuzione oraria pattuita pari a 7 euro si pagheranno 123,4 euro di contributo Inps trimestrale mentre nel 2011 era di 120,12.

I datori di lavoro possono utilizzare i bollettini Mav ricevuti al proprio indirizzo dall'Inps, qualora i dati contenuti siano conformi al lavoro effettivamente svolto e vi sia inserito il contributo alla Cassacolf. «In caso di incongruenze, il datore può provvedere a modificare il bollettino accedendo direttamente al sito dell'Istituto – spiegano ancora da Assindatcolf – oppure telefonando al contact center, utilizzando il Pin personale o rivolgendosi alla propria associazione di categoria (come ad esempio Assindatcolf e le altre componenti Fidaldo) oppure a consulenti del lavoro, patronati o associazioni sindacali». Con il pagamento trimestrale, il datore di lavoro assolve all'obbligo assicurativo e permette al lavoratore di aver diritto a una serie di importanti prestazioni (si veda l'infografica), come la disoccupazione involontaria o la copertura in caso di infortunio. Si rammenta che i lavoratori domestici hanno diritto all'assistenza sanitaria a carico del Ssn, ma non all'indennità di malattia. A questo ha pensato, entro alcuni limiti, il Contratto collettivo di lavoro con un trattamento economico a carico del datore. Ma se si è in regola con i versamenti alla Cassacolf, in caso di ricovero e di successiva convalescenza il lavoratore avrà una diaria giornaliera di 20 euro (fino a un massimo rispettivamente di 20 e 10 giorni) nonché il rimborso dei ticket sanitari fino a 300 euro/anno.

I nuovi servizi che sono stati  messi a disposizione dall'Inps per i datori che si sono dotati di Pin (codice personale idenitificativo) potranno sia esaminare i rapporti di lavoro domestico degli ultimi cinque anni sia consultare l'estratto contributivo relativo a tutti i rapporti di lavoro intrattenuti, verificando la corrispondenza dei dati con quanto versato. Nel caso riscontrassero difformità (come periodi contributivi mancanti o pagamenti non conformi) il datore di lavoro potrà mandare una segnalazione all’Ente di Previdenza, dove specificherà i motivi della sospensione dell'obbligo contributivo (ad esempio una maternità, un permesso non retribuito, un periodo di malattia eccedente quello retribuito) o gli elementi identificativi del versamento effettuato e non risultante.

Lavoro giovani sotto i 35 anni 1 milione di occupati in meno in 3 anni


Sono i dati riportati dall’Istat, che evidenziano che nel 2011 i giovani occupati, tra i 15 e i 34 anni, sono diminuiti di oltre un milione di unità rispetto al 2008, passando da 7,1 milioni a 6 milioni e 56.000 nel 2011 (-14,8%). E' quanto emerge dal confronto dei dati Istat sulla media dello scorso anno. Il paragone con tre anni prima ben rileva gli effetti della crisi sulle nuove generazioni. Nel dettaglio, passando dal 2008 al 2011 si contano un milione e 54 mila giovani in meno al lavoro. Si è trattato di una discesa progressiva, seguita alla crisi. Se si considerano gli occupati italiani 15-34enni, in un solo anno, tra il 2011 e il 2010, la riduzione è stata di 233 mila unità. Se poi si guarda alla fascia d'età tra i 15 e i 24 anni, in proporzione la discesa degli occupati tra il 2011 e il 2008 e' stata ancora più forte, ed è pari al -20,5% (303 mila unità in meno).

La tendenza era già conosciuta ma i dati impressionano lo stesso.

Secondo i dati Istat gli occupati nella classe d'età tra i 55 e i 64 anni sono invece aumentati del 15% nell'arco di tre anni, dal 2008 al 2011. Nel dettaglio, gli occupati più adulti (55-64 anni) sono saliti di 376 mila unità, passando da 2 milioni 466 mila del 2008 a 2 milioni 842 mila del 2011.

Marcecaglia: riforma del lavoro così non può andare

Noi siamo stati tra coloro che più hanno sostenuto la necessità che nascesse il governo Monti. Ribadisco che il premier ha tirato fuori l'Italia dal baratro".Così la Marcegaglia, presidente di Confindustria, in un'intervista al Corriere della sera, dove critica le modifiche al Ddl sulla riforma del lavoro. "Questa riforma è negativa per il Paese", spiega la Marcegalia, perché" è stato peggiorato il testo sia sull'art. 18, dove è stato reintrodotto il reintegro anche sui licenziamenti per motivi economici, sia sulla flessibilità in entrata". La riforma "va cambiata profondamente", in Parlamento, ha aggiunto.

A cambiare posizione non è stata Confindustria, ma il governo, che ''ha modificato la parte sull'articolo 18 e ha irrigidito la flessibilità in entrata'', sottolinea Marcegaglia. A questo punto, dice, ''tanto valeva non farla, la trattativa''.


Quanto al nuovo articolo 18 delo Statuto dei lavoratori, ''si apre un problema di interpretazione del giudice, si torna all'incertezza'', prosegue Marcegaglia. ''Tante aziende, in caso di necessità o crisi, neanche ci provano a licenziare perché è troppo complicato. E quindi il problema esiste''. Nell'intervista la leader di Confindustria interviene anche sulle parole del ministro Fornero, che ieri ha denunciato il ''teatrino della politica''. ''A differenza sua, che ha parlato di reazione isterica usando un termine molto maschilista, dico che la stimo e la considero brava'', dice. ''Però se tutto il mondo delle imprese dice che non va bene mentre la Cgil dice che va bene, è una soluzione equilibrata?''.

Sul riordino dei contratti, ''il rischio è che le imprese, spaventate dai nuovi vincoli, non ricorrano più nemmeno ai contratti flessibili'', e nell’intervista ha evidenziato, rischio che le imprese, invece di creare più occupazione, saranno spaventate dai nuovi vincoli, non ricorrano più nemmeno ai contratti flessibili. Con la presunzione di abuso non si combatte la precarietà, ma si ammazza anche la flessibilità buona. Quindi il rischio è che il lavoro in nero aumenti.
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